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Sabato 24 marzo, presso la sede dell’Associazione Lavorora, si è tenuto un incontro sul tema dello sviluppo del bambino. Di seguito un breve articolo che può essere un utile schema riassuntivo di quello che è stato detto.
La Psicologia dell’età evolutiva è quella branca della Psicologia che studia lo sviluppo del comportamento e del pensiero del bambino, facendosi guidare da tre grandi interrogativi: come?, quando?, perché?
Solitamente questo processo viene diviso in cinque fasi:
- la prima infanzia (da zero a due anni);
- la seconda infanzia (da due a sei anni);
- la fanciullezza (da sei a dieci anni);
- la preadolescenza (da dieci ai 14)
- l’adolescenza (dai 14 anni in poi).
Quando si parla dello sviluppo del bambino, non si può prescindere dal parlare del suo sviluppo cognitivo, quindi, di quelle capacità e competenze che permettono di acquisire informazioni dall’ambiente per immagazzinarle, attraverso rappresentazioni mentali, così da essere utilizzabili dal bambino in momenti successivi della propria esistenza.
Le tappe attraverso le quali si possono raggiungere tali capacità e competenze sono varie e trasversali a tutta la vita del bambino, compresa quella da adulto.
Jean Piaget
E’ sicuramente considerato da sempre uno dei massimi esponenti dello studio dello sviluppo del pensiero infantile, grazie ad una serie di studi osservazionali che gli dettero modo di verificare l’esistenza di una serie di tappe che si susseguivano l’una dopo l’altra e che permettevano il raggiungimento del pensiero dell’adulto.
Secondo Piaget, lo sviluppo cognitivo del bambino deriva dall’interazione con la realtà circostante.
Attraverso l’interazione con l’ambiente, si possono individuare 5 stadi o periodi di crescita intellettiva, caratterizzati ognuno da diversi livelli di funzionamento cognitivo. L’ordinamento di questi stadi è fisso e universale, anche se l’autore ammette una piccola variazione di natura culturale o ambientale.
Ogni stadio è caratterizzato da una particolare organizzazione psicologica e il passaggio da uno stadio al successivo è strettamente legato all’età.
Per Piaget, l’intelligenza è una funzione cognitiva che permette di adattarsi all’ambiente così da mantenere l’equilibrio di tutte le strutture cognitive. Grazie a questo, possiamo aumentare la conoscenza e affinare le strutture presenti. In questo processo intervengono:
– L’organizzazione, ossia la combinazione e l’integrazione degli schemi disponibili in ogni individuo in sistemi coerenti o in corpi di conoscenza che prendono il nome di strutture
– L’adattamento, formato da assimilazione e accomodamento, dove per assimilazione si intende quando il bambino incorpora nelle sue strutture mentali le informazioni del mondo esterno, e per accomodamento la modificazione di comportamenti già acquisiti in relazione al contesto in cui si vive.
Questi due processi si alternano al fine di permettere il raggiungimento di quello che viene denominato equilibrio omeostatico in grado di consentire un controllo sulla realtà esterna.
Secondo la teoria di Piaget, come abbiamo detto, le fasi di sviluppo cognitivo sono 5 (*):
1.Fase senso-motoria, che varia dalla nascita ai 2 anni di e può ulteriormente essere suddivisa in sei sotto stadi:
- la fase dei riflessi innati va dalla nascita fino al primo mese di vita, in cui si caratterizzano i comportamenti istintivi.
- la fase dei primi adattamenti acquisiti va dal primo al quarto mese di vita, in cui il bambino inizia a coordinare i riflessi.
- la fase del comportamento intenzionale va dal quarto all’ottavo mese; il bambino inizia a interagire con gli oggetti che lo circondano e tenta di prolungare nel tempo le sensazioni piacevoli che questi oggetti gli procurano.
- la fase dell’attiva ricerca dell’oggetto va fino al compimento del primo anno; il bambino inizia ad essere maggiormente cosciente di quello che lo circonda e molto più attivo nella risposta alle persone e agli oggetti che lo circondano, ha la capacità di superare gli ostacoli che lo dividono da un oggetto nascosto e inoltre inizia a concepire un mondo esterno più stabile in cui tutto ciò che ne fa parte mantiene la sua identità. Quindi se un oggetto gli viene nascosto riconosce che esso continua ad esistere anche se non è più nel suo campo visivo (Permanenza dell’oggetto).
- la fase del procedimento per prove ed errori va dai dodici ai diciotto mesi; il bambino inizia una sperimentazione attiva della conoscenza del mondo. Inoltre le sue azioni non sono più stereotipe, ma variano in rapporto alla situazione in cui si trova.
- la fase della rappresentazione cognitiva va fino al compimento del secondo anno; qui il bambino inizia a interiorizzare ciò che lo circonda e a dimostrare un pensiero di tipo simbolico su ciò che accade. Inizia ad avere un’idea della relazione di causa ed effetto, e inizia a prevedere o anticipare ciò che sta per succedere. Inoltre sa compiere anche qualche piccola imitazione di ciò che vede fare agli adulti.
2. Fase preconcettuale, dai 2 ai 4 anni di vita. Durante questa fase il pensiero è egocentrico, il bambino pensa che tutti possano conoscere i suoi pensieri o desideri, e potenzia il linguaggio attraverso l’acquisizione di maggiore lessico, ma non è in grado di passare dal ragionamento generale al particolare e viceversa.
3. Fase del pensiero intuitivo, varia dai 4 ai 7 anni di vita. Con l’avvento della scuola materna si ha un maggiore bagaglio di conoscenza, ma il pensiero non è ancora reversibile. Infatti, il bambino non è in grado di mentalizzare l’azione compiuta verso uno scopo o fine.
4. Fase delle operazioni concrete dai 7 agli 11 anni. Durante questa fase aumenta la coordinazione tra le azioni compiute e il pensiero induttivo si evolve passando dal particolare al generale e viceversa, ma i processi cognitivi sono ancora legati alle azioni e quindi vincolati ad una fase puramente verbale.
5. Fase delle operazioni formali dagli 11 ai 14 anni. Questo costituisce il periodo preadolescenziale in cui il ragionamento ipotetico-deduttivo permette di creare scenari puramente immaginativi e la messa in atto di vari tipi di azione, grazie ad un adeguato e costante equilibrio tra assimilazione e accomodamento. Durante questa fase si sviluppano: la capacità di giudizio, la relatività dei punti di vista, le operazioni sui simboli e l’attività di misurazione.
Sigmund Freud
Freud ritiene che nel processo evolutivo del bambino vi sia una sperimentazione di molteplici pulsioni parziali libidiche orientate al principio del piacere e che permettono di raggiungere la sessualità tipica dell’adulto. Nella fase iniziale del suo sviluppo, il bambino assume una posizione narcisista, dal momento in cui dirige la propria libido verso sé stesso e non verso un oggetto esterno.
Le fasi individuate da Freud sono quattro, nello specifico:
1. Fase Orale: dalla nascita fino ai 18 mesi. In questo periodo il bambino tende a portare alla bocca gli oggetti, e la gratificazione avviene attraverso questo tipo di sensazioni. Mettere in bocca significa, per lui, conoscere.
2. Fase Anale: dai 18 mesi fino ai 3 anni. In questa fase tutto si concentra sul bisogno di trattenere ed espellere le feci.
3. Fase Fallica: dai 3 ai 6 anni. In questa fase c’è lo spostamento sulla zona erogena del bambino che porta ad atteggiamenti di tipo masturbatorio. E’ in questa fase che si sviluppa il complesso di Edipo.
4. Fase di Latenza: dai 6 anni fino alla pubertà. In questa fase il bambino, superato il complesso di Edipo, tralascia l’aspetto sessuale a fronte di una crescita cognitiva.
Dalla pubertà in poi si verifica lo spostamento della libido da sé stessi agli oggetti esterni
La Klein propone una rielaborazione dell’idea freudiana, sostituendo il concetto di fase con quello di posizione. Secondo lei, infatti, lo stato d’organizzazione dell’io si lega con le l’interazione con gli oggetti esterni (la madre in primis, e tutti i simboli sostitutivi).
La differenza tra fasi e posizioni sta nel fatto che la fase kleiniana permette la concezione di temporanea regressione come qualcosa che deve accadere e non necessariamente qualcosa che deve essere superato. Dal suo punto di vista, alcune esperienze possono ripetersi e riproporsi nel corso della vita, nella prospettiva di un’integrazione che aumenta e diventa più funzionale mano a mano che si è vicini ad una condizione di salute psichica.
L’Io del bambino, nei primi mesi di vita, è un io primitivo, strettamente legato all’inconscio e al rapporto con la madre. Si possono sviluppare due diversi tipi di posizione:
- la Posizione Schizoparanoide caratterizza il bambino alla nascita ed è legata al meccanismo della scissione (separazione) tramite la quale il bene e il male sono divisi drasticamente tra elementi buoni ed elementi cattivi. Questo meccanismo concorre a falsare l’immagine di sé che si sta formando nel bambino, e ostacola la possibilità di entrare in contatto ed elaborare le parti interne meno integrate. La madre ha il compito di mediare le frustrazioni del bambino senza darne un soddisfacimento continuo.
- la Posizione psichica Depressiva si evidenzia nel bambino a partire dall’ottavo mese di vita ed è caratterizzata dalla consapevolezza della compresenza tra bene e il male. Il bambino è tentato di cadere nell’autosvalutazione di sé e il compito del genitore, in particolare della madre, è quello di aiutare il bambino a gestire tale condizione.
Spitz, nella sua opera, ritiene che lo sviluppo del bambino proceda da uno “stadio di indifferenziazione” a uno “stadio relazionale”, all’interno del quale il bambino può realizzare il rapporto con gli altri, integrando la propria identità. Tale processo di integrazione si verifica a vari livelli di complessità, e può essere suddiviso in quattro tappe. Ogni tappa è caratterizzata da un organizzatore, ossia da una struttura psichica che favorisce l’integrazione.
Le tappe individuate da Spitz sono:
1.Stadio pre-oggettuale (dalla nascita fino ai primi tre mesi di vita). In questo stadio non esiste la differenza tra mondo interno e mondo esterno e l’organizzatore è il principio di costanza, in grado di consentire il raggiungimento dello stato di quiete.
2.Stadio dell’oggetto precursore (dai tre agli otto mesi). In questa tappa, il bambino inizia ad avere una consapevolezza degli oggetti parziali e l’organizzatore è la risposta al sorriso come prima fonte di comunicazione.
3.Stadio dell’oggetto libidico interno (dagli otto ai quindici mesi). In questo periodo il bambino riconosce l’oggetto, ossia la madre, nella sua unità. L’organizzatore è dato dall’“angoscia dell’estraneo”, e viene sottolineata la paura di perdere l’oggetto del desiderio.
4.Stadio della strutturazione del sé (dai quindici mesi in poi) In questo periodo si sviluppa l’individualità del bambino e l’organizzatore è la cosiddetta “comparsa del no.
Nel suo lavoro, mette in luce i fattori sociali e culturali che concorrono a formare la personalità del bambino, dando alla componente biologico-istintiva, un ruolo non più centrale. Dal suo punto di vista, ogni tappa dello sviluppo è caratterizzata da alcuni compiti evolutivi, che portano al raggiungimento di una meta.
Gli stadi individuati sono:
- Stadio orale-sensorio (dalla nascita al compimento del primo anno). Questo stadio si basa sulla qualità del rapporto madre-figlio e sul continuo conflitto tra fiducia e sfiducia.
- Stadio muscolare-anale-uretrale (dal primo anno fino al terzo anno). Questa tappa è fondamentale per l’acquisizione dell’autonomia del bambino.
- Stadio genitale-locomotore (dai quattro anni ai sei anni). Tale stadio è caratterizzato dal conflitto tra spirito d’iniziativa e senso di colpa.
- Stadio di latenza (dai sette anni agli undici anni). Tale tappa si basa essenzialmente sul contrasto tra industriosità e inferiorità.
- Stadio dell’adolescenza (dai dodici ai diciotto anni). Questo stadio si basa sul dilemma tra identità e confusione dei ruoli. Alla base c’è la capacità di mettere in discussione ciò che è stato fatto in precedenza.
- Stadio della giovinezza (dai diciannove ai venticinque anni) questo stadio è caratterizzato dal conflitto tra intimità e isolamento, strettamente connesso al pieno sviluppo della sessualità del ragazzo.
Dott.ssa Federica Giusti
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