
La crisi come possibilità
“Molto spesso una crisi
è tutt’altro che folle,
è un eccesso di lucidità”
(La Crisi, Bluvertigo)
Si può crescere senza attraversare momenti di crisi? La risposta è semplice: no! Lo viviamo sulla nostra pelle, lo vediamo ogni giorno, ma, se questo non dovesse bastare, la Letteratura Psicologica ce lo conferma. Perché passiamo dalla posizione supina a quella eretta? Perché abbiamo la necessità di esplorare l’ambiente non solo limitrofo ma anche quello relativamente distante. E quando impariamo a camminare (da adulti, forse, non ce lo ricordiamo più), cadiamo un sacco di volte. Alzarsi è difficile, magari anche perché ci facciamo male e abbiamo paura che possa riaccadere, ma ci rialziamo e, cresciuti ed acquisita la stazione eretta, tutto sembra così naturale.
Studiando la Psicologia dell’Età Evolutiva, possiamo vedere come ogni tappa di sviluppo, da Piaget a Bowlby, in qualche modo, viene raggiunta quando quella precedente entra in crisi e non ci permette di soddisfare i nostri nuovi bisogni. Come a dire che siamo spinti dall’insoddisfazione. Winnicot, a tale proposito, parlava delle sane frustrazioni che una “buona madre” dovrebbe far sperimentare al figlio per permettergli di crescere come individuo, uscendo dalla fase fusionale con il proprio genitore.
Potreste credere che questi esempi siano troppo semplicistici. Che le crisi che attraversiamo nella vita adulta siano molto più profonde e pervasive, più complesse da superare. Che cosa possono avere in comune il raggiungimento delle normali tappe evolutive con le crisi della vita da adulti?
Proviamo a concentrarci sul sostantivo crisi. Esso deriva dal greco krísis, che significa scelta, decisione. Un’accezione non necessariamente negativa, quindi. La tesi secondo la quale, in cinese, la parola crisi è formata da due simboli che significano l’uno pericolo e l’altro opportunità, sembra superata, ma, a mio avviso, questa doppia e contraddittoria visione della crisi è molto realistica.
Nella vita di ognuno di noi, si possono verificare momenti in cui le cose sembrano cadere a picco, tutto diventa inaspettatamente complesso da gestire e ci sentiamo schiacciati. La crisi può interessare ogni aspetto della nostra vita e può interessare ogni età. Ponendo l’attenzione alla sola vita adulta, ci possono venire in mente molti esempi.
“Il lavoro che sto facendo non mi soddisfa, ma non posso permettermi di lasciarlo. Ogni giorno vado a lavoro e mi spengo, momento dopo momento.”
“Ho interrotto l’Università ma me ne sono pentito. Vorrei riprendere ma non ho la forza di rimettermi sui libri. Studiare dopo lavoro è stancante. Troppo. E se poi fallisco? Se poi non riesco?”
“Quando ci siamo sposati ci amavamo. Molto. Poi, con il passare del tempo, qualcosa è cambiato. Era normale, pensavamo. Abbiamo iniziato a fare vite parallele. Lavori diversi, amicizie diverse. I figli sono cresciuti e noi? Ci siamo ritrovati soli anche se eravamo in due…il nostro matrimonio sta naufragando…”
“Ho perso il lavoro. Ho perso lo stipendio. Da sola non riesco ad andare avanti. Mi sento persa. Sento che sta finendo tutto…”
Quanti di noi hanno vissuto o, comunque, conoscono persone che si sono trovate in queste situazioni. Immagino molti.
Non è giusto banalizzare, perché ogni situazione, in sé, racchiude un mondo, che è quello della soggettività, della propria storia, del proprio vissuto. E non voglio nemmeno osannare i momenti difficili, perché questi sono comunque momenti di grande sofferenza e dolore. Quando viviamo una crisi, qualunque tipo di crisi, finiamo con il dover rompere drasticamente quell’equilibrio che, con immensa fatica, abbiamo conquistato. E questo ci destabilizza. Inevitabilmente.
Ma una cosa accomuna tutte queste suggestioni che ho cercato di darvi, ossia la possibilità di trarre da queste esperienze negative una sorta di maggiore conoscenza di noi, dei nostri limiti e delle nostre risorse. Possiamo, infatti, scoprire che non tutto è finito laddove pensavamo, ma che proprio in quel punto si possono aprire nuovi varchi, nuove strade che ci consentano di crescere. La rottura dell’equilibrio, ci espone al cambiamento, il cambiamento è possibile solo quando riusciamo a pensare a nuove soluzioni, le nuove soluzioni arrivano se si è disposti a sostituire i nostri schemi di pensiero con altri. Insomma, quel circolo vizioso, visibile come una spirale che si stringe sempre di più, senza apparente via d’uscita, lo possiamo trasformare in un circolo virtuoso, una spirale che si apre verso nuove possibilità.
Dott.ssa Federica Giusti
Related Posts
La follia di Orlando e le follie “moderne”
128 Non son, non sono io quel che paio in viso: quel ch'era Orlando è morto ed...
La Nuova Separazione
Brevi cenni sulle nuove procedure di separazione e divorzio Oltre alla...