
Storia di un millepiedi, dell’ansia e della necessità di controllo
“Si racconta in un’antica storia che una volta una formica chiese ad un millepiedi: “mi vuoi dire come fai a camminare così bene con mille piedi insieme, mi spieghi come riesci a controllarli tutti contemporaneamente?” il millepiedi cominciò a pensarci su e non riuscì più a camminare” (Nardone).
È con questa storia che voglio cercare di addentrarmi nell’universo dei disturbi d’ansia. Secondo la Ugazio, i soggetti con organizzazione fobica si muovono lungo le diverse polarità di quella che l’autrice chiama “semantica della Libertà”, in un costante scontro tra attaccamento ed esplorazione, libertà e dipendenza. Se da una parte, quindi, vorrebbero raggiungere la propria indipendenza ad ogni costo, dall’altra temono che questo possa significare perdere i legami con il passato, spesso identificato nella famiglia d’origine. Secondo la Terapia Sistemica, il contesto assume un ruolo fondamentale perché diventa il luogo in cui si alimentano e si attivano le dinamiche relazionali. Il “mondo esterno” di stampo psicanalitico deve essere assimilato ed internalizzato, ed è in questo processo che possono avvenire degli “errori di elaborazione”.
In questa cornice di riferimento il sintomo acquista un ruolo paradossalmente salvifico. Come diceva Bateson a proposito dell’alcolismo il problema non è il sintomo (nel caso di Bateson, l’alcolismo), il problema è il contesto (sempre in Bateson, la sobrietà); il sintomo diventa, invece, un modo messo in atto dal soggetto per adattarsi al contesto e cercare di “salvarsi”. Evidentemente non è il modo corretto, ma sembra essere l’unico a disposizione.
Nel caso specifico dell’ansia, il modo per combattere le spinte opposte di libertà e dipendenza sembra essere mettersi in una condizione di ipervigilanza costante, con tensione muscolare, irritabilità, difficoltà a concentrarsi, disturbi del sonno e rimuginio (DSM V). Già…il rimuginio. Sanno bene di cosa si tratti quelli che soffrono di disturbo d’ansia. È quella strana sensazione per la quale tutto si trasforma in un potenziale problema sul quale pensare e ripensare, in maniera ruminante e sterile. Si crea uno strano circolo vizioso per cui non si riesce a fare a meno di pensare a tutte le possibili sfaccettature di quella situazione problematica, si attiva il pensiero analitico per cercare tutte le possibili soluzioni senza trovare una via d’uscita, se non continuare a pensare, pensare e ripensare…
Difficile? Decisamente sì! Basta ritornare alla storia del millepiedi di Nardone, che, quando si ferma a pensare di muovere contemporaneamente tutte le zampe, finisce con il non riuscirci! Ciò che sembrava banale, ciò che sembra banale agli occhi degli altri, per il soggetto con disturbo fobico-ansioso, non è affatto banale! Anzi!
Come un’equilibrista, cerca di temere tutto sotto controllo. Questo sembra essere il modo per riuscire a non cadere dalla corda mentre cammina tra necessità di attaccamento e voglia di esplorare, tra libertà e dipendenza. La sensazione è quella per la quale, senza l’ipervigilanza, rischia di perdersi, di cadere e frantumarsi in mille pezzi.
Il contesto, spesse volte familiare ma non necessariamente né esclusivamente, è tale per cui non viene fornita al soggetto la giusta infusione di sicurezza, anzi, viene alimentata l’incertezza e ingigantita la conseguenza di un ipotetico errore. In altri casi, si può avere tra i partner relazionali, persone che sembrano, ai occhi del soggetto con organizzazione fobica, non essere all’altezza dei compiti, per cui viene naturale sostituirsi ad essi e lavorare anche per loro. Ecco che questi soggetti finiscono con il muoversi in un continuum che va dall’allontanarsi all’avvicinarsi, in una sorta di eterno dilemma dei porcospini di stampo shopenaueriano.
Cosa fare? O, meglio ancora, si può fare qualcosa? Per fortuna la risposta è affermativa!
Innanzitutto è necessario prendere consapevolezza della propria situazione e delle difficoltà che esperiamo ogni giorno. Secondariamente, è necessario utilizzare il coraggio (tema cruciale nella semantica della Libertà, come ricorda la Ugazio), per contattare uno specialista in grado di aiutarci e sostenerci nel percorso di comprensione e significazione della sintomatologia. Non sarà semplice. Ma darà un sacco di soddisfazioni!
Bibliografia:
American Psychiatric Association, Ed. it. Massimo Biondi (a cura di), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014
Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano 1977
Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.
Ugazio V. (2006) Storie permesse, storie proibite. Polarità semantiche familiari e psicopatologiche, Bollati Boringhieri, Torino
Related Posts
La CT Psicologica
Nel corso degli anni è diventato sempre più stretto il legame tra il mondo della...
In bici senza sella: le difficoltà quotidiane.
Sono le 8 del mattino e da più di un’ora cerchi disperatamente di sistemare tutto...